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L’Autore
della mostra, vestito di un paio d’ali virtuali e delle piume di uno dei tanti uccelli da
lui fotografati, compie un viaggio ideale, un viaggio che non è
solo tale, ma una sua esigenza di vita, anzi la vita stessa
dell’animale che rappresenta. L’esistenza degli uccelli
migratori è fatta così, fa parte della loro sopravvivenza
andarsi a cercare le stagioni più idonee e muoversi ogni anno per
percorrere lunghi e ripetitivi itinerari, da nord a sud e
viceversa. Le distanze che coprono sono tante e varie, fino a
ridursi a brevi e inconsistenti movimenti, per gli uccelli
stanziali. Noi adesso inseguiamo l’Autore, che parte dalle coste
nordiche della Norvegia, immaginiamo la magia del suo volo, gli
altri uccelli che incontra nell’aria, la bellezza dei posti che
attraversa, tra fioriture varie e campi di cotone artico, fino
alle grandi scogliere sul mare, dove si posa per mangiare,
accoppiarsi, procreare ed allevare i piccoli. Il tempo gli scorre
addosso veloce, lassù non fa mai notte ed è molto impegnato per
la sopravvivenza sua e di tutte quelle uova che si sono schiuse e
da cui sono usciti tanti nuovi piccoli esseri implumi e affamati.
Poi i venti cambiano e l’orologio che guida la sua vita, lo
spinge a ripartire: egli si trova a ripercorrere il lungo viaggio
a ritroso, dovrà superare catene montuose fredde e innevate, per
ritornare ai luoghi da cui era ripartito alcuni mesi prima. E’
durante questi spostamenti che lo possiamo incontrare in prossimità
delle nostre campagne, si sta riposando perché è stanco di
volare, ed ha bisogno di nutrirsi, forse si fermerà qui tutto
l’inverno; un’oasi tranquilla della nostra pianura, potrà
avvolgerlo e proteggerlo tra le sue nebbie, forse passerà anche
dai nostri giardini. La sua vita è intensa ed esposta a molti
rischi, ma la sua sopravvivenza è importante. Se noi siamo in
grado di offrirgli ambienti naturali integri, lui può continuare
a viaggiare ma soprattutto la sua vita è la migliore garanzia per
la nostra; facciamo “saltare” i suoi equilibri e vedremo
“saltare” i nostri. Il viaggio ideale si chiude con
l’obiettivo puntato verso quegli uccelli che non compiono lunghi
viaggi, il fotografo veste le ali di un pettirosso e il piumaggio
di una cinciallegra che accetta cibo da una mano amica, tutto si
mescola e si confonde, l’irrequietezza sedata dell’Autore, e
la grande mobilità degli uccelli, tutto si identifica in un unico
grande progetto finale che si chiama salvaguardia.
(G.
Braglia)
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