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Nasce
da oggi una rubrica dedicata ancora una volta agli uccelli.
Se
è vero che ognuno di noi, al di là della vita quotidiana, del
lavoro e degli affetti,
mantiene una sfera in cui intimamente e liberamente colloca altre
passioni o evasioni o fantasie, allora mi vorrei rivolgere a tutti
coloro che dentro a quella privata nuvola di emotività, hanno
aggiunto il variegato mondo degli uccelli e traggono tuttora
grande piacere ad osservarli e a proteggerli.
A
questa parte di pubblico propongo i versi di tanti poeti che nel
tempo, lontano o recente, hanno dedicato particolare attenzione
agli abili frequentatori dell’aria.
La
condivisione di una passione può essere di grande soddisfazione
e, in questo caso, la poesia riuscendo a cogliere e ad esprimere
con forza visioni note, unisce chi legge e chi ha scritto in una
illusoria ma stupenda complicità di sentimenti e di piaceri.
La
raccolta di poesie e di immagini dei soggetti di volta in volta
trattati, si incrementerà gradatamente, ma laddove i poeti
fossero dell’emisfero australe e gli uccelli citati non
appartenenti al Paleartico occidentale, si privilegerà la
bellezza della poesia senza porsi il problema di dover
puntualmente associare la foto corrispondente.
Buona
lettura a tutti e, purtroppo, con l’estate che si chiude,
“meno aria all’epidermide” e più spazio all’interiorità!!
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Cormorano

Crocifisso
sulla roccia,
croce immobile
di pelo nero,
rimase lì ostinato e attorto.
Il sole cadde come un cavallo
sulle pietre della costa:
i suoi ferri liberarono
un milione di scintille furiose,
un milione di gocce di mare
e il crocifisso volante
non battè ciglio sulla croce:
l'onda si gonfiava e dava alla luce:
tremava la pietra nel parto:
sussurrava dolce la schiuma
e lì come un nero impiccato
restava morto il cormorano,
restava vivo il cormorano,
restava vivo e morto e croce,
con le rigide ali nere
aperte sopra l'acqua:
restava come un uncino crudele
inchiodato al sale delle rocce
e di tanti colpi di collera,
di tanto verde e fuoco e furia,
dei poteri riuniti
del sibilante litorale
lui sembrava la minaccia:
lui era la croce e la forca:
la notte inchiodata sulla croce,
l'angoscia delle tenebre:
ma d'improvviso fuggì nel cielo,
volò come una freccia nera
e salì ciclico volando
col suo vestito di neve nera,
con pausa di stella o di nave.
E sul disordine del mare
-dentate di mare e di freddo-
volò volò volò volò
la sua equazione pura nello spazio.
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| Foto |
(Pablo Neruda) |
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Il volo
Seguo l'alto volo
con le mie mani:
onore del cielo, l'uccello
attraversa
la trasparenza, senza macchiare il giorno.
Percorre l'ovest
palpitando e sale
per ogni gradino fino al nudo azzurro:
tutto il cielo è la sua torre
e pulisce il mondo col suo movimento.
Benchè l'uccello
violento
cerchi sangue nella rosa dello spazio
qui è la sua struttura:
freccia e fiore è l'uccello nel suo volo
e nella luce s'uniscono le sue ali
con l'aria e con la purezza.
Oh penne
destinate
non all'albero, nè all'erba, nè al combattimento,
nè all'atroce superficie,
nè all'officina sudata,
ma alla direzione e alla conquista
di un frutto trasparente!
Il ballo
dell'altezza
con i vestiti innevati
del gabbiano, della procellaria, celebro,
come se io fossi
perpetuamente tra gli invitati:
prendo parte
alla velocità e al riposo,
alla pausa e alla fretta della neve.
E ciò che
vola in me si manifesta
nell'equazione errante delle loro ali.
Oh vento presso il ferreo
volo del condor nero, nella bruma!
Sibilante vento che superò l'eroe
e la sua decapitatrice scimitarra:
tu conservi il contatto del duro volo come un'armatura
e nel cielo ripeti la sua minaccia
fino a che tutto torna azzurro.
Volo della
saetta
ch'è la missione d'ogni rondine,
volo dell'usignolo con la sua suonata
e del pappagallo col suo abbigliamento!
Volano in un
cristallo i colibrì
agitando smeraldi incendiati
e la pernice scuote
l'anima verde
della menta volando nella rugiada.
Io che appresi
a volare con ogni volo
di professori puri
nel bosco, nel mare, nei ruscelli,
di spalle nella sabbia
o nei sogni,
son rimasto qui, legato
alle radici,
alla madre magnetica, alla terra,
mentendo a me stesso
e volando
solo dentro di me
solo e allo scuro.
Muore la
pianta e di nuovo si sotterra,
tornano i piedi dell'uomo al territorio,
solo le ali sfuggono alla morte.
Il mondo è
una sfera di cristallo,
l'uomo è perduto se non vola:
non può comprendere la trasparenza.
Per questo io
professo
la chiarità che mai si è fermata
e dagli uccelli ho appreso
l'assetata speranza,
la certezza e la verità del volo.
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(Pablo Neruda) |
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Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace
io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca
| Foto |
(Vincenzo Cardarelli) |
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Pinguino
Nè stupido nè bimbo nè nero
nè bianco ma verticale
e un'innocenza interrogativa
vestita di notte e di neve.
Ride la madre al marinaio,
il pescatore all'astronauta,
ma non ride il bimbo bimbo
quando guarda l'uccello bimbo
e dall'oceano in disordine
immacolato passeggero
emerge a lutto niveo.
Fui certo io il bimbo uccello
laggiù nei freddi arcipelaghi:
quando mi guardò coi suoi occhi
con i vecchi occhi del mare:
non erano braccia nè ali
erano piccoli remi duri
quelli che aveva ai fianchi:
aveva l'età del sale,
l'età dell'acqua in movimento
e mi guardò dalla sua età:
da allora so che non esisto,
che sono un verme nella sabbia.
Le ragioni del mio rispetto
si manterranno nell'arena:
quell'uccello religioso
non aveva bisogno di volare,
non aveva bisogno di cantare
e benchè la sua forma fosse visibile
sanguinava sale la sua anima selvaggia
come se avessero reciso
una vena del mare amaro.
Pinguino, estatico
viaggiatore,
lento sacerdote del freddo:
saluto il tuo sale verticale
e invidio il tuo orgoglio piumato.
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Foto
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(Pablo Neruda) |
L'Albatro
Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli albatri marini,
grandi uccelli che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi inerti
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando
scimmieggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante
| Foto |
(Charles Baudelaire) |
L'Aquila
L'ommini so' le bestie
più ambizziose,
- disse l'Aquila all'Omo - e tu lo sai:
ma vièttene per aria e poi vedrai
come s'impiccolìscheno le cose.
Le ville, li palazzi e li
castelli
da lassù sai che so'? So' giocarelli.
L'ommini stessi, o principi o scopini,
da lassù sai che so'? Tanti puntini!
Da quel'artezza nun distingui
mica
er pezzo grosso che se dà importanza:
pure un Sovrano, visto in lontananza,
diventa ciuco come una formica.
Vedi quela gran folla
aridunata
davanti a quer tribbuno che se sfiata?
E' un comizzio, lo so: ma da lontano
so' quattro gatti intorno a un ciarlatano.
Arano
Al campo, dove roggio nel
filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,
arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra paziente;
chè il passero saputo in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso: nelle siepi s'ode
il suo sottil tintinno come d'oro.
L'uccello di fuoco
L'uccello di fuoco
della mia mente malata,
questo passero grigio
che abita nel profondo
e col suo pigolio
sempre mi fa tremare
perchè pare indifeso,
bisognoso d'amore,
qualche volta ha una voce
così tenera e nuova
che sotto il suo trionfo
detto la poesia.
Martin pescatore
Martin guardò dal suo ramo
e si immerse Pescatore,
scese Martin Pescatore
e Martin Pescatore pescò,
scese Martin, uccello povero,
e salì ricco Pescatore
col suo carico d'argento vivo
e qualche goccia d'acqua azzurra,
perchè il pescatore Martin
si nutre solo d'arcobaleno,
della luce che ondeggia nell'acqua:
e poi si siede e consuma
pescherie palpitanti.
Essere rondine
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Sgorgano
l'una dall'altra
esse, traboccano
fuori dal loro primo caldo gruppo, l'una
dopo l'altra, disfano
le loro rapide pattuglie
sbandando sotto la loro impavida veemenza
ed eccole si lanciano,
nero zampillo ricadente,
su, alte nell'aria, ma poco -
è solo
un primo assaggio
quello, un primo guizzo
di compressa fiamma
poi allungano
ciascuna più in alto - ciascuna
più, vorrebbe - il loro getto
ma non oltre il perimetro
del loro aereo campo,
non oltre il dominio della loro forza
e toccato quel limite rientrano
planando ad alta quota,
impetuosamente si rituffano
nella conca di quella
inesauribile fontana.
C'è pena
o c'è felicità in quel fervere
o in quell'affannarsi?
che c'è in quel vorticare
della vita dentro i suoi recinti?
Sono libere
quelle anime
ma libere di muoversi
a un ritmo segnato...
che dice la molle ricaduta
che cosa la razzante ascesa
e la frenetica frecciata -
si occulta spesso,
talora si lascia leggere
un pensiero
scritto in ogni parte
in ogni parte operante.
Lo esprimono
forse esse, lo gridano con strazio ed ebrietà,
ne infuriano -
è questo il loro essere rondini,
in quella irrequietudine è la loro pace.
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da "Vincere il
drago!"
Arie e follie d'uccelli
senza briglia,
obbediscono a volo ai fili d'oro
d'invisibili orditi, ove il sonoro
verde dei prati e il cielo di giunchiglia
son la trama leggera
di questa primavera.
A nord, nelle metropoli
di fumo,
fra nature smagrite, in paesaggi
aridi e senza gioia, aprili e maggi
nascono entro officine, in un rischiumo
di fiori, voli e canti,
che son miscugli urlanti.
Ma gli uccelli
sbrigliati entro l'aprile,
sanno come scattar con voli d'oro
dai mille fili d'uomini al lavoro,
sparpagliando quell'opera febbrile
in primavere esenti,
sugli altri continenti.
| Foto |
(Arturo Onofri - I
poeti vociani) |
Airone
La neve immobile
ha 2
lunghe gambe nella laguna,
la seta bianca ha 1
corpo di neve pescatrice.
Perchè è rimasta
pensierosa?
Perchè su una
sola zampa
attende uno sposo niveo?
Perchè dorme in
piedi nell'acqua?
Dorme con gli
occhi aperti?
Quando chiude i
suoi occhi bianchi?
Perchè diavolo ti
chiami airone?
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| Foto |
(Pablo Neruda) |
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Albatro errante
In alto mare naviga il vento
diretto dall'albatro:
questa è la nave dell'albatro:
sfreccia, discende, danza, sale,
sta sospesa nella luce oscura,
tocca le torri dell'onda,
s'annida nella bollente malta
del disordinato elemento
mentre il sale lo decora
e sibila la schiuma frenetica,
scivola volando l'albatro
con le sue grandi ali di musica
lasciando sulla tormenta
un libro che continua a volare:
è lo statuto del vento.
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| Foto |
(Pablo Neruda) |
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Peuco
(Poiana di Harris)
Vidi un falcone bianco
sospeso
al cielo come a un filo,
ma non c'era alcun filo:
il falcone bianco palpitava,
era niveo il
movimento,
le grandi ali palpitavano,
dentro di lui cresceva il fuoco
come un rogo che l'ardesse:
la fame affilava l'acciaio,
il ciclone nero dei suoi artigli:
preparava il sangue cieco
per cadere come una pietrata:
terrore terrore la luce di neve,
terrore la sua pace divoratrice.
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| Foto
e Canto |
(Pablo Neruda) |
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I gufi
Sotto i tassi neri
che li ospitano,
i gufi stanno come dèi esotici
schierati tutti in fila, saettando
a tratti l'occhio rosso. Meditano
Senza muoversi
così staranno
fino all'ora malinconica
quando, spingendo via l'obliquo sole,
le tenebre si stabiliranno.
Al saggio dice il
loro atteggiamento
che a questo mondo deve aver paura
del tumulto e del movimento;
l'uomo attratto da
un'ombra che si sposta
paga sempre con pena sicura
l'aver voluto cambiar di posto.
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| Foto
e Canto |
"I fiori del male"
(Charles Baudelaire) |
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Stagno
Il gufo
lascia la sua meditazione,
pulisce gli occhiali
e sospira.
Una lucciola
rotola giù dal monte,
e una stella cade.
Il gufo batte le ali
e riprende a meditare
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| Foto |
(F.G. Lorca) |
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La capinera
Il tempo si
cambia: stasera
vuol l'acqua venire a ruscelli.
L'annunzia la capinera
tra li àlbatri e li avornielli:
tac tac.
Non mettere o
bionda mammina,
ai bimbi i vestiti da fuori.
Restate, che l'acqua è vicina:
udite tra i pini e gli allori:
tac tac.
Anch'essa nel
tiepido nido
s'alleva i suoi quattro piccini:
per questo ripete il suo grido,
guardando il suo nido di crini:
tac tac.
Già vede una
nuvola a mare:
già sotto le gocce dirotte,
vedrà tutto il bosco tremare,
covando tra il vento e la notte:
tac tac.
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| Foto
e Canto |
(Giovanni Pascoli) |
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Il fanciullo e
l'averla
S'innamorò un
fanciullo d'un'averla.
Vago del nuovo - interessate udiva
di lei, dal cacciatore, meraviglie -
quante promesse fece per averla!
L'ebbe; e
all'istante l'obliò. La trista,
nella sua gabbia alla finestra appesa,
piangeva sola e in silenzio, del cielo
lontano irraggiungibile alla vista.
Si ricordò di lei
solo quel giorno
che, per noia o malvagio animo, volle
stringerla in pugno. La quasi rapace
gli fece male e s'involò. Quel giorno,
per quel male l'amò senza ritorno.
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| Foto |
(Umberto Saba) |
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Passero dal
collare rosso
Amico, ieri m'hai
svegliato
e sono uscito per conoscerti:
l'universo odorava di trifoglio,
di stella aperta nella rugiada:
chi sei e perché cantavi
così intimamente sonoro,
così inutilmente esatto?
Perchè sollevava
lo zampillo
con l'esattezza del tuo gorgheggio,
l'orologio di una goccia d'acqua,
il tuo piccolo violino fragrante
che domandava ai susini,
alla fonte infifferente,
al colore delle lucertole,
facendo domande pure
cui nessuno può rispondere?
Appena ti vidi,
passeggero,
minuscolo musicista, tenore
della freschezza, proprietario
della purezza mattutina,
compresi che restituivi
col tuo piccolo flauto d'acqua
tante cose che eran morte:
tanti petali sepolti
sotto le torri del fumo,
nel gas, nel pavimento,
e con la tua azione di cristallo
ci restituisci alla rugiada.
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| Foto |
(Pablo Neruda) |
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Scricciolo
Piccolo vicino rotondo,
tutto di penna rivestito,
sempre dietro il suo tesoro:
cercando un atomo perduto,
una nozione, un filamento,
un qualcosa del pruneto,
una palpebra del cespuglio:
qualche cosa che deve esser lì
perché lo scricciolo fruga e rifruga:
i suoi occhi agili scintillano,
la sua coda piccola punta
diritta verso le nubi
ed entra ed esce e ritorna,
strilla improvviso, e non c'è più,
finché di nuovo sboccia
dal suo nido color di penna
lasciando lì le minuscole uova,
il piccolo splendore rotondo
da dove un giorno uscirà
la curiosità dello scricciolo
a studiare la primavera.
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(Pablo Neruda) |
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Cigno
Sopra la neve
nuotante
una lunga domanda nera.
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| Foto |
(Pablo Neruda) |
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Non avrò
vissuto invano
Se io potrò
impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un
pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.
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| Foto |
(Emily Dickinson) |
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